Ninna nanna
In effetti, in tutti questi mesi, alle ninne nanne la pulce non aveva proprio pensato. Per questo motivo stanotte alle 4 non è riuscita a pensare a nulla di meglio e si è ritrovata a canticchiare alla pulcina
Alla fiera dell' Est... per caso, qualcuno si ricorda mica cosa viene dopo
l'acqua che spense il fuoco
che bruciò il bastone
che picchiò il cane
che morse il gatto
che si mangiò il topo
che al mercato mio padre comprò?
Il respiro mi respira.
Alla pulce, il dubbio che la stessero fregando, era venuto durante uno degli incontri di preparazione al parto. Quella volta, infatti, avevano appena finito, lei e le altre panciotte sue compagne di corso, una rilassantissima mezz'ora di training autogeno sdraiate ad occhi chiusi, con tanto di musichetta un po' new age, di quella che si sente l'acqua del ruscello che scorre, e con l'ostetrica che ripeteva con tono un po' ipnotico: "Il respiro mi respira.... il mio corpo è uno spazio pieno.....", quando una delle ragazze aveva chiesto se anche durante il travaglio ci sarebbe stata quella musichina tanta carina.
L'ostetrica le aveva guardate con un'espressione tipo "oh gesù queste non hanno la più pallida idea di cosa le aspetta" e aveva risposto con un laconico no.
Un'altra ingenuamente allora aveva chiesto se questa respirazione che avevano appena imparato avrebbero dovuto farla durante il travaglio: questa volta l'ostetrica non aveva proprio neanche avuto il coraggio di guardarle in faccia e aveva risposto con un altro laconico no.
La pulce, nella sua beata innocenza, aveva osservato in silenzio tutta la scena e aveva pensato: "Aha, tanto io vi frego tutti: prima di tutto mi faccio fare l'epidurale e, secondo, sono mesi che mi esercito con la respirazione yoga: io ascolterò il mio corpo e i segnali che mi manderà e tutto andrà benissimo!" e per i giorni a seguire ogni tanto aveva ripetuto a se stessa queste parole, come un mantra. Però. Certo quella faccia dell'ostetrica aveva un po' crinato la sua granitica sicurezza. Ma la pulce aveva scacciato con una mano quei brutti pensieri esattamente come si scaccia una mosca fastidiosa davanti agli occhi ed era andata avanti, serenamente.
Il 23 dicembre alle 8 di mattina finalmente erano arrivate le contrazioni, puntuali ogni 5 minuti, dolorosette ma insomma nemmeno tanto: la pulce diligentemente aveva cominciato a segnarne la frequenza sul foglio di carta, il grospo si era emozionato e l'aveva guardato con gli occhi grandi e le aveva detto: "Ma allora ci siamo?" Pare di si, aveva risposto la pulce, mentre lo guardava con gli occhi altrettanto grandi.
Ingenui.
Verso le 8 di sera, visto che nulla era cambiato, i due avevano deciso di andare in ospedale per un controllo, ripetendosi l'un l'altra: "Ma non saranno quelle, dicono che son tanto dolorose..."
Ingenui.
A mezzanotte si erano rotto le acque ed era iniziato il travaglio, quello vero. E alla pulce era stato immediatamente chiaro sia il profondo significato della parola travaglio, sia che lo stupido libro yoga sullo zen e l'arte di partorire che tanto avidamente aveva letto non le sarebbe servito a niente, e sia che al corso di preparazione al parto l'avevano bellamente presa per i fondelli.
La pulce però, non si era persa d'animo e, analisi del sangue alla mano, aveva detto all'ostetrica di volere l'epidurale. L'ostetrica con voce gentile le aveva risposto: " Va bene tesoro, però dobbiamo aspettare che tu sia dilatata di almeno 4 cm e tu ora sei tutta chiusa."
La pulce, nella sua dabbenaggine, si era detta d'accordo, tanto quanto ci vorrà mai ad arrivare a 4 cm, poco, no?
Nove ore. Le ci erano volute nove lunghissime e interminabili ore per arrivare a soli 4 cm. L'ostetrica, pensando probabilmente di incoraggiare la pulce, che a quel punto era sinceramente sconfortata, le aveva detto: "Su su, e allora io che ne ho fatti due di figli?"
La pulce guardandola con terrore le aveva chiesto: "Tutti e due con parto naturale?"
" Si certo!" aveva risposto quella con un gran sorriso pieno di orgoglio.
La pulce, sempre più terrorizzata, perché aveva realizzato di essere nelle mani di una pazza fuori di senno che non avrebbe mai potuto aiutarla, aveva cominciato a invocare l'anestesista, che era arrivato come un angelo salvatore a darle la morfina.
Buona. Bella. Miracolosa. Tre ore dopo nasceva infatti la pulcina.
Quali insegnamenti ne ha tratto la pulce?
1. Prendere a randellate sui denti tutti quelli che dicono "eeeeehhhh che sarà mai, sono milioni di anni che si fanno figli": siccome in genere sono gli uomini che se escono con questo tipo di frasi, provassero a farsi uscire un'arancia da una narice e poi ne riparliamo.
2. Non buttare i soldi in stupidi e inutili libri yoga sullo zen e l'arte di partorire.
3. Non fidarsi di quelli che ti dicono "prova prima a vedere se ce la puoi fare da sola": mentono. Andare preparate con tutte le analisi a posto e chiedere la droga.
4. ... (qualcos'altro mi verrà sicuramente in mente...)
Caro Direttore ci scrivo...
"La signora Berlusconi Veronica, lodata da tutti come esempio perfetto di rassegnazione e riservatezza domestica, e cioè il sogno di ogni marito medio italiano, fascistoide e virilista di merda, è uscita allo scoperto con una clamorosa lettera a "Repubblica". Siamo entrati in possesso dell'originale non censurato dal giornale fondato da Scalfari, grazie a uno stalliere di Arcore, che ha avuto occasione di penetrare nel Mac di Miriam (pardon di Veronica). Ecco l'originale della missiva. [...]"
Come sempre, su Mucchio.it si scoprono delle vere e proprie genialate
il resto della (bellissima!) lettera qui
