Non è bello ciò che è bello, che bello che bello che bello.
La pulce vorrebbe condividere con i quattro gatti e il topo che la leggono una scena di vita vissuta. Giurando che tutto quello che sta per raccontare non è stato minimamente romanzato ma che si è esattamente svolto così com'è.
E dunque, un paio di giorni fa la pulce insieme alla gnoma si è recata al vicino supermercato per procurarsi del cibo per cena e, mentre indugiava tra gli scaffali, incontra una ragazza che aveva conosciuto al corso di preparazione al parto.
Dopo i convenevoli di rito ("quant'è bella la tua bambina", "ma quant'è bello il tuo", "ma guarda sembra una bambola", "ma che begli occhi questo bambolotto", "tu lo fai il secondo?" "ma non se ne parla proprio") la pulce le chiede spiegazioni sull'asilo nido e lei è prodiga di consigli e di ottime dritte. A un certo punto, parlando di punteggi e graduatorie, chiede alla pulce: "Ma tu lavori?" e la pulce risponde di si.
"E che lavoro fai?" chiede informandosi.
"La giornalista."
"Ah!"
Segue un attimo di pausa durante il quale la pulce viene squadrata da capo a piedi.
"Ah, quindi tu quando succede qualcosa, vai lì, col taccuino, la telecamera..."
La pulce sorridendo spiega che si occupa di musica.
"Ah!"
Segue un secondo attimo di pausa in cui la pulce di nuovo viene squadrata da capo a piedi.
E a questo punto, con un marcato accento romanesco molto periferico, che fino a qualche secondo prima non era così accentuato, la pulce è colta alla sprovvista con un "Quindiiiii te stai lllì che ascolti la musica tutto il gioooorno, scrivi... sai che pppalle!"
La pulce ha spalancato la bocca, ha sgranato gli occhi, le è venuto anche da ridere ma ciò che è veramente incredibile, non è riuscita a ribatterle nulla.
E lasciare la pulce senza parole, c'è da riconoscerlo, non è da tutti.

